I cammini della memoria

5° ITINERARIO RIFUGI ANTI-AEREI 1943-1944

PUNTO DI PARTENZA DEL CAMMINO DELLA MEMORIA Inizio Scalinata San Michele ( Vicno al Club Vela e Motori)

 ITINERARIO INAUGURATO NEL 79° ANNIVERSARIO DEL 10 NOVEMBRE 1943
KM  2,400 - TEMPO DI PERCORRENZA 73 MINUTI - DISLIVELLO SUL MARE 133 METRI

https://www.relive.com/it/view/vmqXz5nkKoO

Alla vigilia del conflitto, il lungomare di Recco era un luogo di vita quotidiana: mare, attività marinare tra cui i noti cantieri navali, stabilimenti balneari : l’Enotrio , Bagni Lido e case prospicienti direttamente il mare. Le onde del Golfo Paradiso lambivano le spiagge e lo scaletto con la passeggiata che percorreva il tratto tra la ciassetta e il santuario di san Michele che costituivano il celebre “fronte mare” della cittadina. Sopra questa cornice, sovrastante la spiaggia, nella zona che oggi è occupata dal Santuario di San Michele, nel periodo medioevale troneggiava un antico castello o fortificazione di origine medioevale  — un elemento che secondo la memoria collettiva dava al panorama un carattere di guardiania del litorale.

Quando, negli anni del conflitto, la guerra giunse a lambire il fragile equilibrio della vita civile, il lungomare divenne uno scenario di distruzione. A partire dal 10 novembre 1943, quando Recco subì il primo bombardamento venne distrutto il 95 % degli edifici attorno al centro e al fronte mare.

Le case affacciate sul mare furono ridotte in macerie, i fondali rumorosi di esplosioni ospitarono ancora per molti anni ordigni inesplosi.

Da qui percorrendo tutta  la passeggiata a mare si raggiunge il Ponte che permette di attraversare il torrente Recco. Il ponte dedicato a Mario Cevasco, pallanuotista degli anni 50 e 60 che ha contribuito alla nascita del mito della Pro Recco.

Girando a destra e imboccando la prima deviazione a sinistra ci troviamo in via Antica Romana, uno degli ultimi angoli rimasti della vecchia Recco,  che insieme al gruppo di palazzi prospicente la zona mare sono rimasti integri durante i bombardamenti. Qui si respira l’aria degli anni quaranta. Numerose sono le case che oggi vediamo così come erano all’ora: su tutte il palazzo di San Nicola, ex convento di San Carlo e Nicola costruito nel 1620 per volere di Angelo Maria Montebruno nobile genovese e padre di uno dei futuri frati. Da via Antica Romana raggiungiamo corso Anita Garibaldi dove sono situati diversi edifici di inzio ‘900, dimora di nobili famiglie Genovesi e non.

Questa zona si trova proprio a ridosso delle gallerie del treno che venivano  utilizzate dalle famiglie come rifugio durante i bombardamenti. Le gallerie buie e umide divennero ben presto dei veri e propri dormitori improvvisati, dove intere famiglie cercavano protezione durante gli allarmi. Qui si viveva col minimo indispensabile: qualche coperta, viveri razionati e la speranza di sopravvivere. I bambini abituati a correre sulla spiaggia e nelle creuze, impararono presto a convivere con la paura, rifugiandosi sotto terra al suono delle sirene.

Percorrendo tutto corso Garibaldi in direzione Genova raggiungiamo il sottopasso che conduce alla stazione di Mulinetti.

Questa piccola stazione fu costruita per volere del senatore, imprenditore e ingegnere Roberto Biscaretti di Ruffia che scelse questa ridente località per trascorrere il tempo libero. La famiglia Biscaretti era infatti proprietaria della villa adiacente alla stazione che sovrasta imponente il piccolo golfo di Mulinetti.

Soffermarci a riflettere sul rapporto tra Recco e la ferrovia un legame che sin dalla metà dell’800 ha segnato profondamente la storia e lo sviluppo della nostra città, trasformando Recco da borgo costiero a importante nodo di collegamento tra Genova e la riviera. Tuttavia questa modernità ha  reso la città bersaglio di pesanti bombardamenti. In questo dramma si manifesta il duplice volto della ferrovia: da un lato motore di crescita economica e apertura al mondo, dall’altro causa indiretta di rovina e perdita. Riflettere su questo contrasto significa comprendere quanto profondamente la ferrovia abbia inciso non solo sul paesaggio, ma anche sulla memoria collettiva della sua comunità.

Testimonianza che il ponte ferroviario fosse un nodo nevralgico per i trasporti ne è il fatto che qui fosse presente un treno armato. Durante la guerra, l’esercito italiano e tedesco utilizzava treni armati per trasportare artiglieria, truppe o rifornimenti, ma anche come sistemi mobili di difesa costiera o ferroviaria. Alcuni treni erano dotati di cannoni antiaerei, mitragliatrici e corazze.

Secondo le testimonianze locali e le ricostruzioni storiche, un treno armato tedesco fu posizionato nella galleria tra Recco e Camogli, nel 1944. Era usato per controllare il tratto ferroviario strategico e per tentare di difendere la zona costiera dagli attacchi aerei e navali. La presenza del treno, però, rese ancora più bersagliata la zona: gli Alleati intensificarono i bombardamenti per colpire anche quel convoglio.

La stazione sovrasta la spiaggia di Mulinetti piccola insenatura che durante il conflitto fu minata per prevenire eventuali sbarchi. Si narra che alcuni operai che facevano manutenzione ai binari avessero gettato detriti sulla spiaggia provocando l’esplosione di alcune mine.

Da qui percorrendo l’omonima via Mulinetti raggiungiamo l’inizio della scalinata che porta a Polanesi. Qui si ricorda che lungo la vecchia creuza si svolgevano importanti attività anche durante la Seconda guerra mondiale. In quel periodo, molte persone percorrevano questo sentiero trasportando damigiane colme d’acqua di mare. Con le traversine ferroviarie di scarto, utilizzate come combustibile, provvedevano a far evaporare l’acqua per ricavarne il sale, un bene prezioso e difficile da reperire.Il sale così ottenuto veniva poi trasportato verso il basso Piemonte, dove veniva scambiato con prodotti alimentari e altri generi di prima necessità, in un sistema di baratto che permise a molte famiglie di sopravvivere alle difficoltà del conflitto.

Proseguendo lungo lo stesso percorso si giunge a Borgo Pace, edificio che, in un periodo della sua storia, ospitò la famiglia di Goffredo Mameli, autore del testo de “Il Canto degli Italiani”, oggi Inno nazionale, nacque nel 1827. Sebbene la sua vita fu breve e intensamente legata al Risorgimento italiano, Mameli trascorse qui momenti della sua giovinezza.

In questi luoghi, tra il verde degli uliveti e l’azzurro del mare, Mameli visse periodi sereni, lontano dai fermenti politici che lo avrebbero presto reso protagonista della storia italiana. 

A Recco si conserva con orgoglio la memoria del giovane poeta e patriota, che proprio qui lasciò tracce affettive del suo passaggio. Angelina, la sorella più cara al poeta, morì proprio a Polanesi a 16 anni ed è sepolta nel piccolo cimitero della frazione.

 

Questo legame ideale tra Mameli e la nostra città rappresenta ancora oggi un motivo di identità e di memoria condivisa.

Nelle vicinanze di questo edificio sono presenti altre importanti dimore storiche.

Raggiungiamo poi la frazione di Polanesi, che , seppur un po' defilata rispetto al ponte ferroviario, subì dei bombardamenti. I racconti delle persone che vivevano proprio in prossimità della chiesa parlano di bombe che caddero e una di queste colpì una delle tre palme che sono poste davanti alla Chiesa di San Martino.

Durante un altro bombardamento ci sono testimonianze di quelli che allora erano bambini che raccontano di essersi salvati solo perché ad un pranzo a casa di parenti che abitavano un pò più in alto. In questa zona i rifugi utilizzati erano il tunnel della cisterna d’acqua scavata sotto la Chiesa e altri ricavati  nella collina tra Polanesi e Megli.

Il parroco la domenica si recava nei rifugi per celebrare la Santa Messa col supporto di Don Pasquale Revello all’epoca giovane chierichetto.

In questa frazione è presente un piccolo cimitero che ospita anche le ceneri di Costance detta Connie Weil figlia del fondatore della Scuola del mediterraneo che fu per Recco simbolo di inclusività e uguaglianza in contrapposizione alle ideologia del regime fascista.

Autori Stefania Zerega e Capurro Luisa le quali ringraziano Don Pasquale Revello e gli amici dell'Acli di Polanesi per le testimonianze