"Lino e il rifugio delle tre palme"
Tanto tempo fa, in una frazione di Recco affacciata sul mare, chiamata Polanesi, viveva un ragazzino curioso e coraggioso di nome Lino. Ogni giorno si svegliava presto, faceva colazione con pane e latte e correva giù per le creuze, le stradine strette che scendevano verso il mare. La sua scuola era a Mulinetti, e per arrivarci passava dal Ponticello di Sonega, salutando le lucertole e contando i gradini delle scalinate.
Ma la parte preferita della sua giornata veniva dopo scuola: Lino giocava con gli amici tra gli ulivi, si spingeva fino alla ciassetta e, qualche volta, correva fino alla villa del Borgo Pace, dove immaginava di incontrare Goffredo Mameli, che – si racconta – lì trovò ispirazione per scrivere le canzoni che avrebbero fatto la storia d’Italia.
Una sera, però, tutto cambiò. Era il 10 novembre, e un rombo forte come un tuono fece tremare la collina. “Bombardano!” gridò qualcuno. Lino fu preso per mano dai genitori e insieme corsero fino al fossato di Sonega, senza capire bene cosa stesse succedendo. Le bombe continuarono a cadere su Recco per tutta la notte, e solo la mattina seguente capirono l’entità del disastro: Recco era diventata un ammasso di macerie.
Da quel giorno, Lino non poté più scendere a giocare come prima. Ma non perse mai il suo coraggio, e le sue giornate furono comunque piene di piccole avventure: ogni giorno portava con sé qualcosa di nuovo da affrontare
Nei giorni successivi, numerose famiglie sfollarono in campagna e costruirono rifugi dove potersi nascondere durante i bombardamenti. Lino e la sua famiglia si rifugiavano in una capanna costruita presso la Asciurta. Lì si radunavano molte persone, e il signor Gerbo, che teneva un registro, annotava i nomi di chi entrava e usciva, come se fosse il guardiano di un castello segreto.
Ma le bombe non si fermavano. Notte dopo notte colpivano senza sosta: una esplose così vicina da far tremare la baracca. Lino sentì le orecchie fischiare e il cuore battere forte. Allora tutti corsero su per la collina, fino alla Gà, sopra Ageno, e persino fino alla Ciappea, sul confine con Verzemma. Rimasero nascosti lì tutto il giorno, finché la fame fu più forte della paura, e decisero di tornare a casa.
Un rifugio che diventò speciale per Lino fu quello sotto la chiesa, dove c’era una grande cisterna d’acqua e un cunicolo che portava fino alle pompe dell’acqua. Lino ci andava con la sua amica Marta, e insieme immaginavano che fosse il passaggio segreto di un castello incantato.
Davanti alla chiesa c’erano tre palme altissime, che sembravano giganti gentili. Ma un giorno, una bomba colpì proprio la palma centrale, facendola crollare e danneggiando i muri attorno. Nessuno si fece male, ma tutti rimasero in silenzio, con gli occhi lucidi.
Lino ricordava anche un giorno in cui avrebbero dovuto andare a trovare un cugino. Fino all’ultimo, la mamma aveva detto di no: “Meglio restare a casa oggi.” Poi, cambiò idea. Per fortuna: poco dopo, una bomba colpì la porta della loro casa, sfondandola. Lino pensò che la sua mamma fosse una maga.
E un’altra volta, mentre la mamma faceva l’orto con il suo fratellino ancora in fasce, una bomba cadde lì vicino, ma — per miracolo — non esplose. Lino disse che era stata la terra stessa a proteggerli.
Indimenticabile fu il giorno in cui lui e i suoi amici trovarono un bengala inesploso. Tra grandi e piccoli si divisero il “bottino”: agli adulti il paracadute che lo aveva portato a terra, ai bambini la polvere luminosa all’interno. Il papà di Lino riutilizzò il paracadute come un ingegnoso strumento per raccogliere le olive, mentre Lino e i suoi amici divisero la polvere magica in due parti: una fu usata per riempire un mascolo, che esplose in mille pezzi; l’altra, per creare una piccola stella cometa, che illuminò una sera d’estate come fosse Natale.
Col passare dei giorni, la guerra faceva sempre più paura, ma Lino imparò a guardare il cielo e sperare. Sapeva che, prima o poi, avrebbe potuto tornare a correre fino a Mulinetti, sentire l’odore del sale, e rivedere le sue tre palme. Anche se una era caduta, nel suo cuore, erano ancora tutte lì.
Rielaborazione del testo per bambini autori Stefania Zerega e Capurro Luisa le quali ringraziano Don Pasquale Revello e gli amici dell'Acli di Polanesi per le testimonianze