Reading Alan Turing e la mela avvelenata

Reading Alan Turing e la mela avvelenata

From Febbbraio 25, 2018 17:00 until Febbbraio 25, 2018 19:14 Save to calendar

At Sala Polivalente Franco Lavoratori Recco Sala Polivalente Franco Lavoratori Recco

Posted by Proloco Recco

Categories: teatro

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Domenica 25 Febbraio alle 17,00 presso la Sala Polivalente Franco Lavoratori Ingresso Gratuito

Un intenso monologo sulla vita di Alan Turing, brillante matematico, logico inglese e pioniere dell’intelligenza artificiale (il suo nome è legato alla macchina di Turing e al celebre decrittatore Colossus, il cui apporto fu fondamentale per decifrare il Codice Enigma usato dai tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale), la pièce restituisce il dramma personale e umano di Turing.

con: Alessio Calogiuri, Alessio D'Alessandro,

Lorenzo Mancuso, Nicola Raciti e Gabriella Rebecchi

regia Patrizia Ercole

assistente alla regia Gabriella Rebecchi

Massimo Vincenzi (Mantova 1971), giornalista del quotidiano La Repubblica, collabora stabilmente con il teatro Belli di Antonio Salinas. È autore di numerosi spettacoli teatrali che hanno riscosso grande successo di pubblico e critica.

A volte nemmeno gli uomini pensano: l'eredità di Alan Turing

La biografia di Turing a cura di Andrew Hodges si chiama Storia di un enigma. Il riferimento è naturalmente alla macchina per cifrare del Reich che il matematico decrittò durante la seconda guerra mondiale; ma non solo. La figura di Alan Turing continua a porsi come un enigma essa stessa. Perché?

A mio avviso la risposta sta nell'impossibilità di ridurlo a una figurina oleografica. Sarebbe facile, certo: gli elementi ci sono tutti: la genialità, la riservatezza, il fascino esoterico della disciplina, l'omosessualità... Ma l'eredità di Turing è un enigma proprio perché, nonostante la retorica del memorialismo, continua a porre alla nostra epoca delle domande autentiche e cruciali. Il suo lavoro e la sua vita sono un costante invito a pensare la complessità: ha interpretato e anticipato le contraddizioni di un'epoca, e insieme ne è stato travolto. Gli esempi si sprecano. La macchina di Turing è un lavoro seminale sull'algoritmica – disciplina che regge le ricerche sulla rete, una pratica oggi quotidiana; lo studio sull'intelligenza artificiale e il celebre "test di Turing" sono un tema quanto mai attuale, in un mondo dove ci si chiede se i computer debbano avere libertà d'espressione; per non parlare del già citato lavoro di decrittazione, che prefigura la moderna "guerra dell'informazione". Ogni aspetto del suo pensiero è permeato da rigore profondo e da una fede radicale nel processo logico, ma non ha nulla di piatto o meccanico. Anzi, è colmo di passione e stupore: come scrive Hodges, "Predicava il computabile, ma non perse mai la meraviglia". E questo trova un senso ancora più tragico nella sua fine – l'ultimo messaggio ai nodi irrisolti del tempo.

La storia è nota: negli anni Cinquanta Turing fu incriminato per condotta immorale a causa della sua omosessualità. Sottoposto a una "cura", venne castrato chimicamente e sviluppò un seno dovuto agli ormoni assunti: si uccise addentando una mela avvelenata al cianuro. Il tremendo parallelismo con la fiaba di Biancaneve è immediato, ma anche impreciso: come scrive David Leavitt ne L'uomo che sapeva troppo, "nessuno ha mai citato quello che a me pare il messaggio più ovvio. Nella favola la mela che viene addentata da Biancaneve non la uccide, ma la addormenta finché il Principe non la sveglia con un bacio". Turing non ebbe questo privilegio. Se gli storici della scienza hanno tutte le ragioni per ricordare il suo genio, forse ogni individuo dovrebbe ricordarlo per questo semplice motivo: al pari di altri sconosciuti, morì incolpevole per amore: non come un genio, ma come un essere umano distrutto dal dolore.

In una lettera all'amico Norman Routledge fece dell'amara ironia sulla sua condizione dopo l'arresto, usando questo sillogismo: Turing crede che le macchine pensino; Turing va a letto con gli uomini; dunque le macchine non pensano. Purtroppo, molto spesso non pensano nemmeno gli esseri umani. L'opera di Turing resta un monito per farlo ancora, e ancora, e meglio.

Giorgio Fontana - Fonte: Il Sole 24 ore del 22 giugno 2012

A volte nemmeno gli uomini pensano: l'eredità di Alan Turing

 

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