P.A. Croce Verde dal 1924

  

informativa della croce verdeper l'associazione Gigi Ghirotti Farmaci inutilizzati...via al riciclo

  

DALLA NASCITA ALLA SECONDA GUERRA

MONDIALE .... al 2013

La data ufficiale della Croce Verde Recchese risale al 3 settembre 1924. Come altri sodalizi del genere le sue origini più remote

vanno ricercate nelle tradizioni che vedevano gli appartenenti alle antiche confraternite cittadine assistere i parenti, amici, ed estranei ammalati occupandosi anche

di accompagnarli all'estrema dimora. una tradizione che dal medioevo continuò fino al secolo   scorso. A quell'epoca presero piede anche delle associazioni assistenziali laiche che prestavano il soccorso gratuitamente ai propri soci i non soci dovevano corrispondere una modica cifra. Una società di mutuo soccorso sorse ha Recco nel 1868 ad opera di Francesco Massone, Stefano Gallino,Andrea Brunetti e Pietro Passalacqua. Non si sa esattamente quando la sua attività venne a cessare. Dopo un periodo di vuoto dopo il termine della prima guerra mondiale, si senti la necessità di dar vita ad un  pubblico Ente Assistenziale.

Furono le uscite "Goliardiche"di un ristretto gruppo di nostri concittadini a dar vita alla Croce Verde Recchese. Nel 1922 undici Giovani e sportivi recchelini: Vittorio Costa, Michele Fasce, Americo Faraoni, Federico e Francesco Faraoni, Settimo e Tito Ferro, Antonio Fiorito e Gaetano valle fondarono un club che aveva ildivertimento come unico scopo. Il club venne battezzato "Club dei Matti" e divenne famoso per organizzazionedi feste e divertimenti nell'intera riviera di levante. Il periodo di massimaattività delclub era,ovviamente, quello carnevalesco. Gli eventi organizzati dai nostri bravi "Matti" rendevano delle discrete somme che venivano destinate all'organizzazione di ulteriori feste ed in parte devolute in beneficenza. Dopo due anni di vita spensierate e allegramente disordinata il club entrò nell'occhio del ciclone. A causa della sua esclusività - degna di un club Inglese - che arrivano a negare qualunque domada di associazione, si alienò molte simpatie fino a giungere all'antipatia e all'ostilità in mezzo alla quale si infiltrarono anche ripicche di tipo politico. Inquegli anni per gli interventi di prontosoccorso venivano usate barelle a ruote piene, ricoperte da unatela cerata bianca che proteggeva l'ammalato dalla pioggia,dal vento, dal sole e dagli sguardi dei curiosi. Ve n'erano due custodite nei fondi del palazzo municipale. Ai lati di queste barelle spuntavano quattro stangate che servivano agli inservienti volontari, offertisi al momento a spingere la barella stessa fino a destinazione. Il nome concui venivano chiamati questi trabiccoli a ruote è quello pomposto di freccia. Altre barelle a mano erano anch'esse custodite nei locali comunali e venivano utilizzate in caso di bisogno da portatori volontari. Nonesistendo a Recco una Pubblica Assistenza, i soci del Club pensarono di dedicare parte della propria attività a favore di coloro che versavano incondizioni di bisogno in seguito a malattia e calamità. Cominciavano allora a verificarsii primi incidenti stradali. In soccorso dei feriti si precipitavano per lo più gli spazzini comunali con le barelle che avevano a disposizione. se si prospettava la necessità di un ricovero urgente all'ospedale di Genova occorreva noleggiare untaxi e trasportare con quel mezzo l'infortunato o il malato al nosocomio genovese.

Si giunse così al settembre del 1924 i "Matti" decisero di sciogliere il proprio sodalizio di tipo goliardico e di dedicarsi, insieme a quanti lodesideravano all'asistenza pubblica.Venne decretata la nascita della Croce Verde Recchese i soci che si iscrissero entro il mese di settembre 1924 assunsero la qualifica di "Fondatori", l'elenco scritto su carta pergamena è affisso nella sala del consiglio della croce Verde. la prima sede fu quella che aveva ospitato i "Matti", venne in seguito reperito un fondo in Vico Olivari che venne rimesso completamente a nuovo. Purtroppo i locali erano a piano terra con le finestre sul mare e quando questo era in burrasca allagava i locali. A turnoi militi facevano la guardia giorno e notte dormendo soprai tavoli. La società disponeva di due barelle con ruote di gomma piena da spingere a mano , di otto barelle pieghevoli, di 30 metri dis cala a corda ( biscaglina), di 2 picozze e di 4 laterne a carburo. La sala medicazione contenevaun lettino, un armadio contenente biancheria e due cassette di pronto soccorso. I soci della Croce verde partecipavano anche all'assistenza dei bisognosi senza chiedere nulla. Il compenso veniva dato se chi chiedeva soccorso aveva la possibilità di pagare. le oblazioni, quando c'erano, venivano devolute alla cassa comune. A volte i militi ci rimettevano qualcosa di tasca propria per arrotondare la cifra che intendevano versare al sodalizio quale compenso per il servizio effettuato. Nel 1925 venne inaugurato il Vessillo Sociale che è rimasto lo stesso da allora.Su uno dei nastri fu fatto scrivere dal dott. Ignazio De Barbieri, padre del Dott, Giuseppe De Barbieri allora direttore sanitario, il motto " DILIGITE ALTERUTRUM" cioè amatevi e soccorretevi scambievolmente. Il Dott. De Barbieri teneva con regolarità ai militi lezioni di infortunistica e di elementi di pronto soccorso due volte la settimana, alla sera, nella sede sociale. Nel maggio del 1927, in una bellissima giornata di sole, fu fatta la prima premiazione dei militi e dei soci. la sede fu poi trasferita in salita priaro mentre in via Dogali si trovarono i locali adatti per sistemarvi le due ambulanze, fra le prime in rieviera. Un vero patrimonio per la P.A. acquistate abbastanza facilmente grazie alla disponibilità di cassa che la Croce >Verde aveva all'epoca integrata da una pubblica sottoscrizione. La prima ambulanza venne inaugurata il 18 marzo 1928. Nella sede della croce verde che conviene ricordarlo aveva anche numerose socie del gentil sesso.Nel 1936, una disposizione governativa stabilì che tuttele associazioni di pubblica assistenza che non erano " Enti morali" dovevano essere assorbite dalla Croce Rossa. Anche la croce verde recchese divenne una sezione della CRI. Qualche socio e qualche caposquadra si dimise per protesta, gli altriconfluirono nell'organizzazione della CRI e con questa vennero anche richiamati nel corso dell'ultimo conflitto a seguirono le nostre truppe in zona di guerra. 

Dalla II GUERRA MONDIALE AD OGGI

Sotto l'infuriare dei bombardamenti anche la sede della P.A. locale, tutti gli arredi e averi andarono perduti. Per qualche tempo un'ambulanza militare sbrigò il servizio di assistenza tra la popolazione decimata, nonostante tutto, tra le macerie di quella che era una volta Recco.Gli omini vennero dispersi dall'immane bufera. Chi andò a fare il militare, chi sfolò, chi cadde sotto i bombardamenti o in qualche fronte.Al termine del conflitto tra i vari problemi della ricostruzione della città pose, ci fu anche quello della rinascita della locale associazione della pubblica assistenza. Lo stesso dott. G. DE Barbieri, Umbero Port, Aroldo Motta, i fratelli Lignerone, Berdardino Picasso, il "mago" Figari, Paolo Caffarena, si preocuparono della rinascita del sodalizio. La sede venne riaprerta sempre col nome di " Croce Verde Recchese" nei locali della casa di , Bernardin, senza attrezzature e senza ambulanze. Ma c'era una grande volonta per rifare in fretta un ente valido. Il compianto ing. Matteo Beraldo si fece donare dalla fiat lo chassis di una 1400. La carrozzeria venne pagata dalla Croce Verde con una pubblica sottoscrizione. Ultimata la ricostruzione del Palazzo Comunale, una sede più degna venne ricavata nei fondi dello stesso edificio.Li rimase per alcuni anni, mentre il sodalizio , sempre presieduto dal dott. De Barbieri, rinforzava le proprie struttureed aumentava il numero di soci. Successivamente l'amministrazione comunale mise a disposizione della croce verde, i locali dei fondi delle case comunali costruite nel frattempo in zona Loderini, per il ricovero delle ambulanze. Alla fine degli anni 50 duando il farmacista dott. Emilio Diena divenne presidente, spinse per costruire una sede autonoma. Grazie alla donazioni di terreni ricevuti dalla famiglia Molfino, dalla signora Pietrafaccia e dal comune, venne stabilita l'area su cui costruire la nuova sede.L'ing. Alessandro Tanfani redasse il progetto, il bravo Pino Pozzo si occupò di raccogliere i denari dove poteva e di convincere molti a lavorare senza compenso,in favore del sodalizio. iniziarono i lavori con molta lena e soprattutto con moltissima buona volonta e spiritodi sacrificio da parte di tutti. Gli   artigiani e gli operai locali contribuirono in maniera esemplare a realizzare il sogno di tutti i recchesi: fare in modo che la Croce Verde Recchese avesse un locale ampio e adeguato per ospitare la propria sede, per riunire i militi, per ricoverare le ambulanze. Insieme a Pino Pozzo si distinsero, fra gli altri: Alabrasto Romolo, Motta Aroldo e Razeto Emilio. Tutti avevano un compitoe tutti lo portarono avanti con entusiasmo. I debiti con la banca vennero azzerati, si pagarono le spese indispensabili, a molti si disse un semplice "grazie". Finalmente domenica 30 aprile 1961 venne inaugurata la nuova sede sociale in Via Milite Ignoto, quella stessa che ancora oggi è il pilastro dell'associazione. Su quella scia il sodalizio ha proseguito la sua attività, sempre con molto entusiasmo, slancio, amore verso il prossimo, spirito di dedizione e sacrificio. nel corso degli anni altre opere sono state portate a compimento. La sede è stata ampliata con un nuovo e capiente garage e locali che permettono l'espletamento del servizio di guardia notturna continuato.