Chiesa di San Francesco e convento

 Chiesa e Convento di S.Francesco

   La Chiesa e il Convento di S. Francesco furono costruiti sul finire del 1400 a cura della famiglia Assereto di Recco Promotore principale  fu Michele Assereto, discendente di quel Biagio Assereto, ammiraglio della flotta genovese, che sconfisse a Ponza Alfonso d’Aragona il 4 agosto 1435. Bisogna osservare che originariamente la chiesa era dedicata a  N.S. della Misericordia e i Francescani ne vennero in possesso, insieme a tutto il convento e locali annessi, nel 1494.

   I legami con la famiglia Assereto rimasero forti nel tempo: nel verbale di una riunione della famiglia tenuta in Recco nella sala detta “barbaria” del Convento dei Francescani assieme ai frati si decide di provvedere per tutto ciò che riguarda gli interessi particolari della parentela e principalmente per la Cappella, il Coro, il Monastero di S.Maria della Misericordia di Recco. Nel verbale si legge che tutti i presenti si tassano di una somma proporzionale ai loro averi per il beneficio della chiesa e del convento. Inoltre il giuspatronato della cappella di S.Giovanni Bono fu trasferito alla Cappella maggiore del Monastero di S.Maria della Misericordia, insieme al diritto da parte degli Assereto di avervi sepoltura. Non si sa quando, nel corso dei secoli, la chiesa fu dedicata a San Francesco d’Assisi, perché nelle cronache  non se ne trova traccia.

   Il convento era già nel ‘500 come lo vediamo attualmente. La chiesa invece, com’è durata per quasi cinque secoli, non c’è più. Mostrava i segni di molti rifacimenti e modifiche, come si poteva capire dal contrasto tra le antiche volte del presbiterio e le più moderne del corpo centrale, le quattro arcate a sesto acuto del lato sinistro e le cinque del lato destro, sorrette da colonne con rifinitura di cotto. Era l’unica chiesa del circondario che si presentasse armoniosa, sebbene non fosse simmetrica.

 

Le distruzioni della seconda guerra mondiale

   Il lungo ponte della ferrovia che attraversa tutta Recco è stato l’obiettivo di tutti i bombardamenti che la città ha subito. Il primo grave bombardamento aereo colpì la città all’improvviso, la notte del 10 novembre 1943. In pochi minuti tutto il centro della città subì danni gravissimi e i morti furono sessantacinque. Il secondo bombardamento fu più grave del primo e vi lasciarono la vita trentaquattro persone. La chiesa parrocchiale fu completamente distrutta, come  pure la chiesa di San Francesco.

La ricostruzione di una città

   Alla fine della seconda guerra mondiale i recchesi non esitarono a mettere mano alla ricostruzione. In breve sorse la chiesa parrocchiale, il palazzo comunale e poi i complessi abitativi. Tra parentesi si può dire che la nuova Recco non ha più nulla del borgo marinaro di un tempo, che era reso bello e caratteristico dalle antiche case, dai portici e dagli stretti “carrugi”.

   La chiesa di San Francesco fu ultimata nel 1955 e il 27 marzo di quell’anno il cardinale di Genova Giuseppe Siri la inaugurava “fra gli applausi del popolo e la presenza festosa del clero” come dice la lapide della memoria.

Visita della chiesa

   Si entra in chiesa e la prima cosa che si presenta agli occhi sono le colonne di pietra massiccia scolpita e il tetto di legno a carena di nave. A destra di chi entra si trova la fila dei quattro altari. Il primo è dedicato a Sant’Antonio da Padova, donato dalla popolazione di Recco; il quadro sopra la mensa è del pittore Giuseppe Antonio Santagata e rappresenta il Santo circondato da tanti riquadri con i miracoli da lui compiuti.

   Segue l’altare di San Francesco, dono della marchesa Giselda Medici del Vascello: al centro spicca la statua del Santo con una tortorella sulla mano.

   Il terzo altare è dedicato alla Madonna Immacolata: tutta l’opera è stata donata da Giambattista Martini di Camogli a nome di tutta la famiglia. La statua della Madonna è una delle poche opere rimaste da prima della guerra.

   Il quarto altare, dedicato al Sacro Cuore, è una donazione, assieme all’altar maggiore, di Massimo Ballestrero, grande amico ed estimatore di padre Francesco Ravera. Questo frate ha vissuto per cinquant’anni fianco a fianco degli abitanti di Recco e la ricostruzione è opera sua.

   Nella chiesa sono esposti tre quadri, opera di Antonio Carpenino, Paolo Fasolo e Domenico Piola. In particolare il quadro del Carpenino, che rappresenta la Madonna in trono con i santi Francesco e Agostino, fu dipinto appositamente per la chiesa nel 1539 e pagato – sempre dalla famiglia Assereto – ben 60 scudi d’oro.

Visita al convento e al giardino

   Chi ha un po’ di tempo può farsi introdurre nel cuore del convento, che è il Chiostro. Si possono ammirare le pitture a secco di tutta la parte alta; la pittura – a detta di esperti – è “povera ma bella” e porta la data del 1600. A tale epoca risalgono i personaggi che sono rappresentati nei medaglioni. I riquadri narrano la vita e i miracoli di Sant’Antonio da Padova.

   All’uscita del chiostro ci si trova nel giardino, tutto circondato da due ali del convento.  A sinistra tutta una lunga costruzione, esposta al sole, che un tempo fungeva da seminario per i piccoli aspiranti e adesso è adibita a casa di cura; a destra il giardino è delimitato dalla facciata a oriente del convento, adesso residenza dei frati anziani e ammalati.

   Nella stagione primaverile è tutto un incanto: siepi e pergolati di  vite e pitosforo fanno corona a un prato sempre verde con abbondanza di rose, ortensie, gerani di ogni specie. Gli sposi novelli lo trovano ideale per il servizio fotografico.

   Ancora, sotto il giardino si snoda una lunga fascia di terreno che affonda i piedi in mare; qui si trovano fiori, piante di fico e anche un appezzamento di terreno coltivato ad orto. I piccoli filari di pomodori, basilico, peperoni e altre verdure ne danno un piacere a parte.

   Ma soprattutto si può salire su un piano rialzato, come se fosse il ponte di una nave, e da lì contemplare il mare nella sua vita di ogni giorno.

   La visita finisce quasi sulla porta da dove si era entrati: e ognuno porta con sé un bel ricordo.

  

Memorie storiche

1492 -  Inizia l’insediamento dei frati minori

  1. - Il convento, come lo vediamo adesso,  è opera benefica di Biagio Assereto e del suo casato.

  2. - La chiesa in tale data era dedicata a N.S. della Misericordia e consisteva all’incirca dell’attuale       

           presbiterio.

  1. - Sempre i discendenti della famiglia Assereto ampliano la chiesa che è  intitolata a S.Francesco   

           d’Assisi.

  1. - Le leggi napoleoniche sopprimono chiesa e convento. I frati devono sgomberare.

  2. - La famiglia Massone di Recco acquista tutto l’edificio in attesa del riscatto da parte dei frati.

  1. - Terminano delle pratiche per il riscatto dagli eredi della famiglia Massone. I frati tornano nel  

            convento e rimettono in funzione la chiesa.

  1. - Il 27 dicembre uno dei tanti bombardamenti sulla cittadina di Recco centra in pieno la chiesa di S.

            Francesco e la riduce in un cumulo di macerie.

  1. - Inizia la costruzione della nuova chiesa per opera di P. Francesco Ravera.

  2. - Il 27 marzo di quest’anno il vescovo di Genova Card. Giuseppe Siri benedica la nuova chiesa.

  1. - Il Convento cambia destinazione e viene dichiarato “casa di cura per frati anziani e infermi”. Il  

            seminario invece è stato convertito in casa di cura con la dicitura “Casa di cura S. Francesco”.

Note artistiche

  1. Altare di S. Antonio da Padova con pala dipinta da Giuseppe A. Santagata. Donato dalla popolazione di Recco.

  2. Altare di S. Francesco con statua di S.Francesco della scuola di …. . Dono della Marchesa Giselda Medici del Vascello.

  3. Altare dell’Immacolata con la statua di Canepa (1860) dono di Giambattista Martini di Camogli.

  4. Altare del Sacro Cuore e del Santissimo. Bronzi della scuola Beato Angelico di Milano. Dono di Massimo Ballestrero.

  5. Tela della Natività di Domenico Piola.

  6. Tavola dalla Croce di Lorenzo Fasolo  (1505)

  7. Tavola della Madonna in trono di Antonio Carpenino (1538)

  8. Lapide in marmo raffigurante la Madonna (1520)

Testo G.Massone