Andar per creuze da Mulinetti a Sori

  Andar  per creuze da Mulinetti a Sori

  

  

IN OCCASIONE DELLA XXI GIORNATA FAI DI PRIMAVERA

Progetto:Enrico Fantoni

Testi e Foto : Catia Righetti

COL PATROCINIO DEL COMUNE DI RECCO E  DEL COMUNE DI SORI

 


 

Il FAI propone la riscoperta di antiche “creuse”tra la valle di Recco e quella di Sori attraverso un itinerario sviluppato lungo le mulattiere inerpicate in costa, tra fasce coltivate ad ulivi e macchie di flora mediterranea, affacciate sul mare fino a dominare l’intero arco costiero, dal Promontorio di Portofino all’estremo Ponente ligure,
che nelle giornate più limpide comprende la vista delle Alpi Marittime e, a volte, persino della Corsica. L’incantevole cornice paesaggistica risulta costellata da emergenze culturali di notevole interesse, edifici e manufatti che documentano l’evolversi nel tempo degli insediamenti umani in questi luoghi in cui l’antropizzazione dell’ambiente naturale risulta incisiva, ma armonica,secondo un felice connubio che vede la reciproca valorizzazione degli elementi in gioco.

 

(1) LA CIVILTA' DELL'OLIO  (foto sopra)

Mulinetti è una località del comune di Recco la cui toponomastica rinvia all’originaria presenza di due mulini idraulici ubicati nella valletta profonda e stretta del rio Sonega che servivano ad azionare le macine e le presse dei frantoi
(1). Questi sono ancora presenti in loco, attualmente alimentati da energia elettrica (dal 1974 funzionanti con macchinari a ciclo continuo) e attivi nella stagione della raccolta che inizia in ottobre e dura sino a febbraio. Dalla spremitura delle olive si ottiene ciò che, fin dai tempi più remoti, è stato considerato “l’oro liquido del Mediterraneo”. Assieme alla coltura della vite,quella dell’olivo caratterizza da secoli il paesaggio ligure dove la sua diffusione viene tradizionalmente attribuita ai monaci benedettini che vi si insediarono in epoca medievale. Ad essi si legano la divulgazione delle tecniche di coltivazione,e il connesso sfruttamento del territorio scosceso, attraverso la costruzione di terrazzamenti con muretti a secco.

 

 

 (2-3) LE MERIDIANE E IL RISORGIMENTO A MULINETTI

Il confronto tra le nuove e vecchie tecnologie caratterizza anche il recente intervento, voluto dall’Associazione Culturale “Le Arcate”, che ha trasformato una cabina dell’Enel in un supporto per due meridiane (2) o orologi solari all’insegna del motto “L’energia segna il tempo”. Tale intervento non avviene a caso se si pensa che l’arte di scandire il tempo fa parte delle tradizioni artigiane radicatesi nella valle di Recco e ancor oggi vive nella produzione di campane e orologi da torre. L’ultima meridiana, eseguita nel 2011 in occasione del 150° anniversario dell’Unità
d’Italia, commemora i legami che uniscono  Recco e il Levante alle vicende risorgimentali attraverso il decoro con i ritratti di quattro liguri protagonisti del Risorgimento: Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Anna Schiaffino Giustiniani (figlia del barone Giuseppe Schiaffino di Recco, animatrice di uno dei “salotti” politici repubblicani del primo Risorgimento) e Goffredo Mameli che, nel 1847, scrisse l’inno d’Italia nella sua casa di Mulinetti, Villa Borgo Pace (3). Tale maestosa villa si incontra inoltrandosi nella creusa che parte in prossimità delle meridiane ed è indicata come Salita costa lunga e, dopo poco, girando a sinistra per Via casaccia.

(4) LA VILLA TIGELLIUS

L’area è arricchita dalla presenza di altre ville signorili, di varia tipologia, realizzate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento secondo il gusto eclettico caratteristico dello spirito revivalistico allora in voga. Di fronte all’ingresso di Villa Borgo Pace si trova, infatti, quello pedonale di Villa Tigellius (4), un pregevole castello neogotico circondato da un grande parco dai profumi mediterranei, ricco di biodiversità e con un meraviglioso patio affacciato sul mare. Villa Tigellius, già Villa Emilia, fu realizzata per la famiglia Peirano nel 1898 dall’architetto genovese Marco Aurelio Crotta, raffinato interprete, anche nel campo del restauro, del medievalismo tanto apprezzato in Liguria. Negli anni Sessanta, il facoltoso milanese Giovanni Battista Massone donò la villa al Comune di Milano che la adibì
a “casa vacanze” per ospitarvi studenti milanesi che ne usufruirono fino al 2008.

 

(5) LA VILLA DUFOUR

Poco dopo Villa Tigellius si passa sopra la proprietà di Villa Dufour (5) che si scorge tra la vegetazione con il suo aspetto sobrio ed elegante. Essa è inserita in un interessante insieme paesaggistico, notevole prototipo di villa suburbana esemplificato nell’articolazione dei suoi spazi, dove si rispecchiano le attività che vi si svolgevano attraverso una chiara distinzione fra il giardino a mare, destinato alla vita amena dei proprietari e dei loro ospiti e, a monte, la zona produttiva con terrazzamenti coltivati e peschiere. La villa, detta del Pecetto, fu eretta per
Agostino Mortola nel 1894 con uno stile che, a differenza di Villa Tigellius, “si rifà a un vocabolario classicheggiante, tra neomanierismo d’intonazione alessiana e neobarocco”. Nel 1908 ne entra in possesso Laurent Dufour, esponente della famiglia di facoltosi imprenditori di origine francese i cui eredi ancor oggi detengono la proprietà
della villa. Essa, recentemente restaurata, rientra fra i beni patrocinati dal FAI ed è occasionalmente visitabile.

 

(6) IL SISTEMA DI TERRAZZAMENTI CON MURETTI A SECCO

 

 Proseguendo lungo il sentiero si possono ammirare da vicino documenti di cultura materiale e contadina come il tradizionale sistema di terrazzamenti con muretti a secco (6) che caratterizza gran parte del paesaggio ligure. L’antichissima tecnica del terrazzamento, funzionale alle attività agricole, è divenuta la vera e propria struttura
portante degli insediamenti liguri, risultato delle fatiche plurisecolari degli abitanti. Essi, per ottenere risorse per la sopravvivenza, hanno modificato l’aspro assetto dei versanti creando superfici coltivabili sorrette da muri a secco cioè costituiti di sola pietra, raccolta in superficie o cavata dalla roccia, tenuta insieme senza legante
grazie alla maestria dei contadini-muratori. La costruzione delle “fasce” nei versanti collinari e montani ha avuto, inoltre, un’importante funzione nella difesa del suolo, impedendo lo scorrimento incontrollato delle acque meteoriche, conferendo stabilità e riducendo l’erosione naturale dei versanti.

 


(7)LA CHIESA DI SAN MARTINO A POLANESI

Salendo ancora, quando si inizia a intravvedere il campanile della Chiesa di Polanesi (7), per raggiungere l’edificio religioso occorre prendere Via dell’edera sulla destra. Arrivando in prossimità della chiesa si può ammirarne il sagrato costituito da un esemplare di risseu, pavimentazione tipica dei borghi marinari liguri formata da
un acciottolato di sassi di mare o di fiume, per lo più bianchi e neri, talvolta policromi, disposti con sapiente perizia in modo da formare decorazioni geometriche, floreali, a tema religioso o marinaro. Visitando il complesso barocco si
possono scoprire numerosi tesori: un prezioso organo del XVII secolo realizzato da Tommaso Roccatagliata, diverse tele di ambito locale tra le quali spicca quella di Carlo Giuseppe Ratti, un presepe storico con statuine genovesi e napoletane ed un’urna cineraria marmorea di epoca romana.

 

 ( 8) LA TORRE SARACENA E IL SISTEMA DIFFENSIVO COSTIERO

A monte della chiesa si prende la “Salita al campetto”per poi girare a sinistra: dopo aver superato il rio Bacciaro s’incontra un’antica Torre detta Saracena (8). Essa è parte del sistema difensivo volto a fronteggiare le minacce nemiche provenienti dal mare, costituite soprattutto dalle navi dei pirati barbareschi salpate dalle coste del
Nord Africa, in prevalenza dell’Algeria e della Tunisia, che fin dall’Alto Medioevo solcarono il Mar Mediterraneo alla ricerca di bottini e nuove conquiste. La frequenza delle incursioni corsare lungo le coste della Liguria, e non solo, divenne particolarmente intensa nel Cinquecento quando si iniziò la costruzione di torri di avvistamento e di segnalazione e, in qualche caso, di piccoli fortilizi. Uno dei pirati più famosi e bellicosi per aver sparso terrore a lungo nelle acque del Mar Ligure fu Rais Thorgud, detto Dragut: costui fu catturato dai Doria nel 1540 e riottenne la libertà dopo aver concesso ai genovesi la signoria dell’Isola tunisina di Tabarca.

 

(9) LA CHIESA DI SANT'APPOLINARE

Proseguendo sulla Strada vicinale della baggiara che risale il fianco del Poggio Montone si raggiunge la Chiesa di Sant’Apollinare (9), situata presso l’omonima località sopra Sori, in uno dei punti panoramici più affascinanti della Riviera. Si tratta dell’ unica chiesa nella diocesi di Genova ad essere dedicata a tale Santo: nominata in un rogito del 1195, conserva esternamente l’atmosfera semplice ed austera delle pievi romaniche nonostante i corpi aggiunti posteriormente. Questo grazie al suo apparato murario in pietra a vista con conci ben sbozzati e all’ornamento
esterno dell’abside con cornice ad archetti pensili a sesto acuto. A mantenere tale suggestiva sembianza contribuisce il semplice sagrato in prato verde che digrada dolcemente formando una radura. Difronte alla chiesa inizia la discesa verso Sori, Via alle Cinque Strade, ma prima di scendere a valle si consiglia di fare una sosta per
degustare le famose focaccette col formaggio di Sant’Apollinare.

 

 

 

 

 ( 10 ) LA CHIESA DI SAN ROCCO

Via alle Cinque Strade corre su un crinale discendente fino al punto in cui, all’incrocio di tre vie, si diparte al centro una ripida scalinata che dischiude inattesi e spettacolari scorci a picco sul mare. Il tragitto si conclude con un lungo
e scosceso cannocchiale prospettico davvero singolare: un ripido muraglione, ritmato da numerosi contrafforti che emergono in altezza dal suo profilo, costituisce una direttrice rettilinea in contrasto con il particolarissimo movimento zigzagante dei gradini che lo costeggiano; un andamento evidentemente volto ad attenuare l’eccessiva pendenza del tratto e a consentire delle soste. Al termine della scalinata s’incontra la settecentesca Chiesa di San Rocco (10), piccolo e grazioso edificio anch’esso preceduto da un sagrato a risseu e ubicato su una deliziosa altura
a ridosso della Via Aurelia. Sul tratto sottostante di quest’ultima un ottocentesco busto marmoreo di Garibaldi ricorda nuovamente i legami della zona con il Risorgimento.

 

 

 

 

 1 Frantoi                       2 Meridiane                   3 Casa Mameli -Villa Borgo Pace
4 Villa Tigellius                5 Villa Dufour                6 Muretti a secco
7 Chiesa di San Martino di Polanesi                      8 Torre saracena
9 Chiesa Sant’Apollinare                                      10 Chiesa di San Rocco